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Nove italiani su 10 sono convinti che la qualità dell’ambiente che li circonda abbia un effetto diretto sulla loro vita, è il dato più alto tra gli europei. E più di un cittadino su due (57%) dichiara che negli ultimi 12 mesi ha modificato qualcuna delle proprie abitudini per ridurre l’inquinamento. C’è chi  va a piedi più spesso, chi sta attento alla raccolta differenziata, chi cerca di limitare al massimo gli sprechi alimentari. Nel nuovo millennio insomma l’impegno per un mondo più vivibile non passa più per l’ambientalismo politico, in cui lo sforzo si riduceva spesso a una crocetta messa nel segreto della cabina elettorale, ma vive di piccoli gesti quotidiani, un ambientalismo pragmatico di cui i cittadini sono i veri attori.

 

Con tanta attenzione che gli viene dedicata (gli ecobonus per le auto meno inquinanti ne sono solo l’ultimo esempio) oggi l’ambiente è divenuto una vera e propria industria del Paese. Per la prima volta Istat ha provato a stimare la grandezza di questa realtà produttiva. Stando all’ultimo dato disponibile, quello riferito al 2017,  l’ Ecoindustria Italia occupa 388 mila persone, con il 2.3%  del valore aggiunto dell’economia complessiva del Paese e un totale di 36 miliardi di euro (+0.9% sul 2016).

 

 

Le attività ricomprese in quella che l’Istat stesso chiama ecoindustria sono di due tipi: gestione delle risorse naturali e protezione dell’ambiente. Sulla carta, nel primo caso si parla di produzione di energia e mantenimento di risorse come acqua, foreste e altro. Nel secondo di gestione di rifiuti, acque reflue, aria, suolo, clima e altro. Ma in realtà l’80% dell’intera industria è composto da due attività principali: la gestione delle risorse energetiche, il cui 70% deriva dalla produzione di energia da fonti rinnovabili, e  la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti non pericolosi, che da sola copre il 67% delle attività di gestione dei rifiuti in genere. Un mondo che in termini di occupazione spartisce perfettamente la torta degli occupati nelle due diverse attività.

 

 

Occupati Ecoindustria per Finalità Ambientale

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Come dicevamo all’inizio gli italiani stanno sempre di più scoprendo questa profonda attenzione per l’ambiente, tanto è vero che se guardiamo alle produzione dell’ ecoindustria, tra il 2014 e il 2017, la maggiore espansione si è registrata per prodotti provenienti da agricoltura biologica e quelli dei servizi per il recupero di materiali per il riciclaggio e il risanamento dell’ambiente. Nel 2017 queste due produzioni erano da sole  il 2.7% del valore aggiunto dell’intero comparto ambientale e registravano una crescita sul 2014 del 28%.

 

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