Quando l’uomo non c’è, la natura balla

Con un italiano su due in casa per il lockdown, l’ambiente si è ripreso parte dei suoi spazi. I delfini sono tornati nei porti, gli animali nei parchi e le quantità di PM10 nell’aria si sono ridotte

Le immagini satellitari diffuse dal’Esa, l’Agenzia spaziale europea, hanno reso al meglio l’idea che l’inquinamento ai tempi del Covid19 ha subito una battuta di arresto. Tra gennaio a marzo, la nuvola di solito rossa, che sovrasta la pianura padana ha cambiato progressivamente colore grazie alla diminuzione delle polveri sottili in essa contenute.

Sulle motivazioni per le quali questo sia successo si è però aperto un dibattito. Il calo dell’attività produttiva e quindi degli spostamenti degli italiani ha inciso. Secondo un report di Istat diffuso il 22 aprile, più o meno la metà dell’Italia si è fermata tra marzo e il mese successivo. Fino al decreto del 14 aprile, 2,3 milioni di unità produttive locali erano sospese, cioè il 48,3% del totale. Una serie di misure che hanno coinvolto 7,2 milioni di addetti, dei quali 4,8 milioni sono lavoratori dipendenti. L’altra metà dell’Italia invece, il 51,7% delle unità produttive, è rimasta attiva, tra distanziamento sociale anche sul posto di lavoro e smart working per quelle professionalità che lo hanno consentito.

Il Nord Est è stato quello che si è fermato di più. Qui le realtà attive sono state il 49,4%, cioè il 53,5% degli addetti dell’intera area. Leggermente più attivi nel Nord Ovest con il 51,5% delle attività che non si sono fermate, mantenendo al lavoro il 59,3% degli addetti. Ancora meno stringenti i blocchi nel resto del Paese con il Mezzogiorno che ha mantenuto il 54% delle realtà attive e il Centro il 51,3%. Va detto che questi numeri non tengono conto delle richieste di deroghe che le diverse realtà produttive possono aver inoltrato alla prefettura competente.

Con quasi un italiano su due a casa, l’ambiente sembra averne tratto beneficio, anche se non è solo il lockdown ad aver inciso. In uno studio pubblicato il 29 aprile da Legambiente, si spiega come la diminuzione delle polveri sottili nell’aria sia già cominciata all’inizio di febbraio, complice il clima. Piogge e venti infatti hanno abbassato le concentrazioni di inquinanti nell’aria già da prima del martedì grasso di Carnevale (che quest’anno è stato il 25 febbraio). Poi una perturbazione proveniente dal Caucaso ha innalzato di nuovo i valori, a cui si sono sommate le operazioni di fertilizzazione dei campi, che a oro volta hanno prodotto un ritorno delle polveri nell’aria. Tutto questo però non ha potuto incidere sulla evidenza che la presenza delle polveri sottili nell’aria è diminuita mano a mano che le chiusure si sono fatte più stringenti.

Certo il calo ha richiesto giorni per essere visibile e sostanzioso, il che getta un ombra di dubbio sula efficienza delle domeniche a piedi. Il principio di queste iniziative è infatti quello di riportare le PM10 al di sotto delle soglie di attenzione, attraverso 24 ore di stop al traffico. Ma guardando ai grafici di queste settimane, Legambiente stima che ci sono voluti giorni prima che i valori si abbassassero sensibilmente. I grafici diffusi nello studio di Legambiente sono composti infatti da curve che decrescono dolcemente.

Andamento delle concentrazioni di PM10 registrato nelle centraline ufficiali di monitoraggio della provincia di Milano

Fonte: elaborazione Legambiente su dati Arpa Lombardia