L’Italia sulle tavole d’Europa

Dove vivono gli europei più appassionati del cibo italiano? E cosa cercano su internet a riguardo? Per esempio con i Google Trends abbiamo scoperto che i francesi prendono spunto dalle nostre meringhe

europa-tavola

 Speciale

In piena campagna elettorale europea ci siamo chiesti quanta Italia ci sia sulle tavole del continente. Partiamo prima di tutto dall’elemento più popolare: le ricerche su Google. Abbiamo analizzato i Google trends di quattro nazioni (Germania, Regno Unito, Francia e Spagna) dal 2014 al 2018 e più precisamente ci siamo chiesti quanti cercavano parole come cucina italiana o  ricette italiane tradotte nelle rispettive lingue. In generale, negli ultimi 5 anni le ricerche su Google sono state frequenti tanto da generare un flusso consistente che può essere monitorato nei Trends (che sotto una certa soglia di dati non riescono ad elaborare statistiche). Una tendenza però che ha i dovuti distinguo. Da un lato le ricerche sul tema in Spagna e Regno Unito sono in crescita, mentre in Francia e Germania sono in flessione.

 

[wpdatatable id=404]

Certo, ciò che ogni nazione cerca è lo specchio di come gli altri Paesi europei vivono il cibo italiano. Nel Regno Unito le ricerche riguardano più che altro i ristoranti. Per la Spagna l’italianità è composta dal cibo da farsi portare a casa (comida a domicilio è al primo posto dei top trend). In Francia invece la fanno da padrona le ricette così come in Germania. Proprio sulle ricette ogni nazione ha la sua passione. I tedeschi googlano per sapere come fare la pasta, mentre per i francesi alla pasta si affiancano le ricette per le meringhe. Per gli spagnoli c’è più curiosità per capire come fare la pizza o la carbonara e per gli inglesi pollo o pasta. Esistono anche piccole differenze geografiche nelle ricerche. Nel Regno Unito le ricerche sono più frequenti nelle città del Sud come Bristol, Londra o Cambridge. In Spagna si va dalla Castiglia alla Catalogna con Madrid e Barcellona. In Germania, Francoforte batte la capitale Berlino e in Francia Marsiglia supera sia Lione che  Parigi.

L’interesse e la curiosità per il cibo italiano mostrata dai cittadini di altri paesi dell’Unione Europea nelle proprie ricerche su Google trova riscontro anche sulle tavole oltre che sul web, come dimostrano i dati relativi all’export italiano di prodotti agroalimentari: circa 12 milioni di tonnellate di merci nei primi 9 mesi del 2018 (23kg per abitante) con un valore economico di circa 19 miliardi di euro (38euro per abitante), di cui oltre la metà con destinazione Francia, Germania, Regno  Unito e Spagna.

 

[wpdatatable id=405]

Delle quattro nazioni sopra citate, la più appassionata ai nostri prodotti sembra essere la Germania che nel solo 2018 ha esportato prodotti agroalimentari per 5 miliardi di euro (61 euro pro-capite), seconda la Francia con 3 miliardi (50 euro pro-capite), poi il Regno Unito con 1,6 miliardie in fine la Spagna con circa 1 miliardi (rispettivamente 25 e 22 euro pro-capite).

[wpdatatable id=406]

A parte i grandi classici della cucina italiana come pasta e riso che coprono circa un quinto delle esportazioni in ogni Paese, un ruolo da protagonista è rivestito sicuramente da frutta e ortaggi (sia freschi che trasformati e che per comodità da ora in poi definiremo semplicemente frutta e ortaggi). I maggiori consumatori ne sono i tedeschi già che quasi la metà del nostro export di cibo verso questo Paese è composto proprio da frutta (800mila tonnellate, 25% del totale) e ortaggi (602mila tonnellate, 19% del totale). Sulle tavole francesi circa 1/4 del cibo che proviene dall’Italia è composto da frutta (332mila tonnellate, 25% del totale) e ortaggi (234mila tonnellate, 11% del totale); meno appassionati gli spagnoli, probabilmente perché a loro volta produttori, che prediligono cereali e riso (che coprono il 25% del totale esportazioni) alla nostra frutta (18%) e ancor meno ai nostri ortaggi (5%) superati per esempio dall’export di carni (7%). Altri grandi appassionati dei prodotti della terra made in Italy sono gli inglesi per i quali il volume di export dei soli ortaggi copre il 28% del totale.

[wpdatatable id=418]

Tra le esportazioni ovviamente emergono anche quei cibi per cui l’Italia è famosa nel mondo. Gli inglesi sono appassionati di vini e mosti che coprono il 14% dell’export totale per un valore di oltre mezzo miliardo di euro nel 2018 (un dato che in valori assoluti viene battuto dalla Germania con i suoi 740 milioni di euro che però corrispondono all’11% del totale esportazioni di cibo). Passando in rassegna i dati relativi alla quantità pro-capite di prodotti agroalimentari esportati, un primo elemento che spicca sugli altri è quello relativo ai pomodori, veri protagonisti della tradizione italiana. Le passate piacciono molto a tedeschi e francesi con circa un chilo o qualcosa di più a testa ogni anno, ma conquistano più di tutti il Regno Unito dove al chilo e 300 grammi di passate vengono affiancati  oltre 2 chili di pelati a testa l’anno. Poi ogni nazione ha le sue originali fissazioni. Per i francesi non deve mancare a tavola l’uva proveniente dall’Italia (800 gr a testa l’anno), i formaggi e i latticini (600 grammi) e le confetture di frutta (mezzo chilo). Sulle tavole tedesche esportiamo le mele (2 kg circa), i cocomeri (1,6 kg), l’uva (1 kg) e le pere (500 gr). In Spagna compaiono le mele (500 gr), la confettura di frutta (200 gr) e i gelati (200 gr). Nel Regno Unito di nuovo le mele (300 gr), i formaggi (200 gr) certo battuti da pasta e pomodori.