Il lockdown ha prodotto nella popolazione italiana un substrato di paura e disagio. L’improvvisa deprivazione della libertà personale, la perdita delle abitudini quotidiane, l’isolamento sociale ed emotivo anche a distanza di mesi dalla fine della quarantena hanno lasciato nei soggetti più fragili vissuti ansiosi e condotte depressive. Ma il fenomeno forse maggiormente diffuso è la sensazione latente di vivere un (brutto) sogno, sentendosi sospesi in una dimensione spazio-temporale diversa da quella reale in attesa di poter finalmente tornare ad una normalità i cui i caratteri precedenti diventano, però, sempre più sfocati.

Gli italiani sembrano vivere, innanzitutto, in una bolla fatta delle molte incertezze che la situazione attuale evidentemente propone. Una indeterminatezza che alimenta timori per il futuro, determina rinvii delle attività abituali, impone rinunce. Soprattutto obbliga a vivere un presente indefinito, mentre mortifica la possibilità di immaginare – e programmare – un futuro anche prossimo.

Basti pensare che la maggior parte degli italiani ammette di aver rinviato almeno un progetto di vita a causa dell’emergenza sanitaria, o che circa un italiano su due sia convinto che nel 2021 la situazione generale dell’Italia è destinata a peggiorare.

Questo scenario di crescente incertezza sul futuro la maggioranza degli italiani reagisce cercando conforto in nuove comfort-zone, confinandosi in sfere personali e familiari (forse anche emotive) molto più ristrette, ricreando soprattutto negli spazi domestici e in quelli digitali un ecosistema dove dare nuova forma al proprio sistema di relazioni sociali, al lavoro, allo studio, agli affetti, al tempo libero. Sono molti gli italiani che concentrano le proprie frequentazioni nella ristretta cerchia della propria famiglia e di (pochi) amici; anche a pandemia finita per almeno un terzo degli italiani la vita sociale si sposterà tra le mura domestiche e quasi un italiano su due rinuncerà a cene e spettacoli nel 2021; la fruizione del tempo libero e delle relazioni sociali sarà sempre più digitale e meno analogico (più internet e social network, meno ristoranti, pub e ristoranti).

La digitalizzazione delle relazioni sociali ci spinge allo stesso modo nella bolla di un sistema di interazioni interpersonali che sembra rivolgersi a cluster chiusi e in qualche modo autoreferenziali dove, prive di un contraddittorio con soggetti dissimili da noi, le nostre opinioni si rafforzano in una eco condivisa e ci sottraggono ad una percezione critica della realtà. In qualche caso alimentando forme di comunicazione deviata, fino a scivolare nei fenomeni delle vere e proprie fake news.

Articolo tratto dall’Anteprima digitale del Rapporto Coop 2020

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