Fiumi di parole, ma non amore

Più prolissi che mai i cantanti della settantesima edizione del Festival usano più parole che nelle precedenti 69 edizioni. Scompare un po’ l’amore che lascia il posto al bene e al male, senza dimenticare però il mondo

Più parole che musica. In occasione della settantesima edizione di Sanremo, abbiamo analizzato le parole contenute nei testi dei 24 cantanti in gara e delle 8 nuove proposte e la prima cosa che balza agli occhi è che in questo 2020 si è più prolissi del passato: in totale 9.975 le parole che raccontano amori finiti, speranze realizzate, gioie inaspettate o riflessioni sulle più recenti cronache.  Un balzo in avanti rispetto ai 7.600 lessemi della scorsa edizione e una media di 312 parole per ogni componimento (se non si calcolano le ripetizioni, i lessemi sono circa 3.900 sui 215/270 mila che compongono la lingua italiana).

Nuove generazioni più prolisse delle precedenti se si osserva che i testi dei Big sono in media popolati da 305 parole contro le 333 delle nuove proposte, come a dimostrare che le nuove generazioni forse sono molto meno sintetiche di quanto non le si rappresenti di solito. E in attesa della classifica della canzone più amata, si può intanto stilare quella della melodia più loquace. La palma d’oro va a Rancore e alla sua canzone di critica alla società contemporanea Eden: 571 lessemi. Il più sintetico di tutti è invece il talento di X Factor Enrico Nigiotti e la sua Baciami adesso: 169 lemmi.

 

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Il podio dei loquaci è popolato da una maggioranza di nuove proposte con Billy Blu di Marco Sentieri (426 parole) e Nel bene e nel male (406) di Matteo Faustini. Da notare anche che nella classifica che considera le prime 5 posizioni dei soli Big, 3 sono occupate da cantanti rap.

 

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Il tanto contestato Junior Cally e la sua No grazie portano a casa un record: la parola più reiterata in un singolo componimento è proprio il lemma no che è ripetuto 97 volte all’interno della sua canzone.  Ma anche le meno citate riservano delle sorprese. In 32 canzoni e quasi 10 mila parole, compare solo una volta il verbo cantare e il sostantivo cantautori. Ed è nuovo anche il fatto che la parola amore slitti giù dal podio delle parole più ripetute (solo 24 volte) . Le canzoni della settantesima edizione del festival sfatano infatti il mito di coppia e il sostantivo più usato è bene (44 volte) seguito a stretta distanza dal suo opposto  male (41 volte) a dimostrazione che viviamo davvero in tempi di grandi contraddizioni. Sul podio, negli anni della generazione Greta, anche la parola mondo (41 volte a parimerito con la seconda) e a seguire  vita (33 volte) e musica (31 volte).
































1. Achille Lauro 2. Anastasio 3. Bugo e Morgan 4. Diodato 5. Elodie 6. Fasma 7. Matteo Faustini 8. Francesco Gabbani 9. Giordana Angi 10. Raphael Gualazzi 11. Paolo Jannacci 12. Irene Grandi 13. Junior Cally 14. Elettra Lamborghini 15. Leo Gasmann 16. Levante 17. Marco Sentieri 18. Gabriella Martinelli e Lula 19. Marco Masini 20. Enrico Nigiotti 21. Piero Pelù 22. Pinguini Tattici Nucleari 23. Rancore 24. Riki 25. Rita Pavone 26. Tecla Insolia 27. Tosca 28. Alberto Urso 29. Le Vibrazioni 30. Michele Zarrillo

Tra le emozioni dopo amore, la seconda più reiterata è panico (12 volte), paura (9 volte), dolore (5 volte) e poi rancore e gioia (3 volte). Un insieme quindi di percezioni negative forse per i tempi duri che viviamo o forse perché l’arte in qualche modo gemma sempre dal dolore. Se la parola vita compare 33 volte, la morte non trova spazio nei testi delle canzoni della 70 edizione del Festival di Sanremo. Qualche parolaccia ci scappa incazzato, stronzo e puttana (1 volta ciascuno) mentre tra le parole insolite compaiono come dicevamo prima Eden, Eureka e cianuro (queste ultime 1 sola volta). Un piccolo spazio anche per la citazione di personaggi famosi nei testi. Da quelli reali come i Beatles (John Lennon, Paul McCartney e Ringo Starr) citati dai Pinguini tattici nucleari e Batman¸ Robin, Andromeda e Biancaneve (rispettivamente sempre nella canzone dei Pinguini i primi due, in quella di Elodie la terza el’ultima in quella di Rancore).

 

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A seconda del vincitore potrebbe essere minacciato il record dell’ugola d’oro sanremese più loquace di sempre. Tra chi infatti è arrivato primo al Festival della canzone italiana nelle sue precedenti 69 edizioni, il più prolisso di sempre è stato Simone Cristicchi, nel 2007, con Ti regalerò una rosa e le sue462 parole. Primato che potrebbe essere scalzato, nel 2020, da Rancore con i 571 lessemi della sua Eden. Certo è che il mondo dei messaggi non ha intaccato la lunghezza dei testi che nei decenni sono anche quintuplicati. La canzone vincitrice più breve di sempre  fu Zingara eseguita in coppia da Bobby Solo e Iva Zanicchi nel 1969 affiancata da Se piangi, se ridi sempre di Bobby Solo. Rimane invece intatto anche in questa edizione il primato degli uomini sulle donne rispetto alla loquacità. Guardando ai testi più lunghi tra Big e Nuove Proposte, i primi tre componimenti sono portati in gara da altrettanti uomini. E anche se consideriamo solo i Big, nel podio dei primi cinque compare solo una donna: Elettra Lamborghini. Certo il tutto in una edizione in cui le donne sono solo 7 big su 14 e 2 nuove proposte su 8 quindi 9 su 34, meno delle 11 co-conduttrici che affiancheranno il presentatore Amadeus nella conduzione del Festival.

 

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