I lunghi mesi del lockdown sembrano aver spinto gli italiani non solo ad apprezzare maggiormente la dimensione domestica rispetto alle attività outdoor, ma anche ad accorciare il proprio orizzonte territoriale, prediligendo, in particolare, gli spazi urbani di prossimità. la forzosa limitazione degli spostamenti durante la quarantena sembra essere stata anche una occasione per riscoprire il vicinato e prendere coscienza del contesto urbano in cui si vive, spesso molto trascurato nella fretta della quotidianità. 

Gli italiani hanno così riscoperto non solo l’importanza di avere una casa comoda, spaziosa funzionale e tecnologica, ma anche quella di vivere in un quartiere e/o in una città in grado di offrire una fruizione più efficace e ravvicinata dei servizi di pubblica utilità e consenta una vita quotidiana che non obblighi a spostamenti troppo lunghi all’interno del proprio nucleo urbano o addirittura in città diverse. 

Con questa ottica che gli italiani sembrano affacciarsi alla nuova normalità del postcovid, determinati a cogliere la traumatica situazione pandemica come una occasione per ridisegnare l’architettura e gli assetti della loro vita, ma anche quelli della propria città ideale. condizionati dal timore di luoghi eccessivamente affollati e consapevoli dell’impatto negativo che spostamenti quotidiani troppo lunghi determinano sulla qualità della vita molti italiani stanno mettendo in discussione il mito della grande metropoli come luogo ideale in cui vivere. approfittando delle opportunità abilitanti delle nuove tecnologie e dalle grandi attese riposte nel lavoro a distanza, gli italiani si stanno interrogando sulla possibilità di cambiare residenza alla ricerca di un contesto sociale e territoriale da vivere con meno difficoltà.

Dall’indagine dell’ufficio studi coop sul next normal degli italiani è possibile stimare come nei prossimi 3 o 5 anni, circa un milione e mezzo di concittadini intenda spostarsi in centri di piccole dimensioni, magari al di sotto dei 30 mila abitanti, e altri 3 milioni si trasferirebbero in insediamenti urbani di medie dimensioni quindi con meno di 100 mila abitanti. sono oltre 6 milioni le famiglie che nei prossimi 3-5 anni intendono cambiare casa, scenario probabile per altri 11 milioni. Una ricerca che non sembra indirizzarsi verso contesti rurali o su piccoli nuclei urbani, come alcuni esperti sembrano suggerire, quanto piuttosto su una dimensione comunque urbana (ma non metropolitana) dal perimetro più ristretto e dai ritmi meno serrati ma allo stesso tempo che consenta comunque di poter disporre di tutti i servizi necessari per una vita moderna e in grado di offrire il miglior equilibrio tra presenza/vicinanza di servizi e qualità della vita quotidiana. gli spazi si fanno più ampi e meno affollati, il costo dell’abitare e i ritmi si fanno meno pressanti, le distanze si accorciano. per cogliere l’ampiezza del possibile potenziale di cambiamento basti ricordare come molti studi già nel 1923 a Chicago si ragionava sul concetto di “neighborhood unit”, unità di vicinato, come proposta di assetto per costruire nuovi quartieri residenziali compatti e alcune città – Parigi in primis – stanno ora sposando questa rivoluzione urbana. Calcolano in 15 minuti l’isocrona ideale per gli spostamenti quotidiani. e che oggi gli italiani che si recano al lavoro impiegando più di 30 minuti sono 3,7 milioni.

In questo senso, strettamente connessi con le caratteristiche dello spazio urbano di insediamento sono le scelte di mobilità degli individui e delle famiglie, anch’esse fortemente impattate dalla pandemia e dal conseguente cambiamento dei comportamenti sociali. La prima evidente conseguenza è la forte riduzione della mobilità di lungo raggio, con un crollo degli spostamenti per vacanze (10 milioni gli italiani che hanno rinunciato a spostarsi nell’estate 2020) e soprattutto dei viaggi all’estero (il 34% delle famiglie li ha rimandati al 2021).

Contemporaneamente, i consumatori sembrano orientati anche ad intervenire sui costi della mobilità quotidiana: 1 italiano su 2 pensa di ridurli nel 2021 e 750mila hanno rinunciato definitivamente all’acquisto dell’auto. Di fronte alla scelta dell’auto da acquistare gli italiani non avrebbero però dubbi: uno su quattro opterebbe per un veicolo elettrico, ibrido o a benzina. Peraltro, probabilmente grazie ad una percezione di maggior sicurezza sanitaria gli italiani prevedono un minore utilizzo dei mezzi pubblici a favore di quelli privati, quando possibile a minore impatto ambientale e più sostenibili anche dal punto di vista economico. in questo senso, l’auto privata sarà sempre più affiancata da altre opzioni di mobilità “dolce” come gli spostamenti a piedi, quelli in bici, fino ai monopattini elettrici e alle molte soluzioni ibride ulteriori.

Articolo tratto dall’Anteprima digitale del Rapporto Coop 2020

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