Una mamma italiana su cinque, a due anni dalla nascita del figlio, non lavora più. Un’indagine campionaria condotta dall’Istat nell’ambito dello studio “Avere figli in Italia negli anni 2000”  ha rilevato come nel 2012 il 22% delle oltre 500mila neo mamme ha rinunciato a lavorare, il 4% in più del decennio precedente. Il motivo? Da un lato la crisi economica. L’occupazione femminile in Italia è al di sotto della media europea:  il 47,2% delle 15-64enni italiane ha un impiego, contro il 58,8% della media UE a 28 e il 72 o 73% di paesi del Nord (Svezia e Norvegia). Ed è anche distante dai parametri che la stessa Unione si è data per il 2020: tasso di occupazione femminile al 75%.

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Secondo lo studio sulle famiglie dell’Istat, se lavora soltanto il padre, le madri dedicano 120 minuti della loro giornata a lavare, cucinare o aiutare i figli a fare i compiti, mentre sono 40 quelli del compagno. Se invece in casa hanno un’occupazione entrambi gli adulti, il padre trascorre con loro dieci minuti in più, mentre la mamma gli dedica un’ora e mezza, rinunciando a parte del suo tempo libero, per riuscire a garantire la sua presenza sia nel lavoro che in famiglia.

Un nuovo modo di essere mamma e papà
Oggi l’idea di un padre sempre più impegnato tra compiti, pannolini  e fiabe della buonanotte, sembra essere entrata nell’ideale collettivo. Eurispes nel 2014 certificava che il 91% degli italiani considerano normale che un padre dia da mangiare ai figli, l’88% che legga o racconti loro delle favole e l’85% che li accompagni nelle attività extrascolastiche. Vero è che uno su cinque ritiene che questo si faccia più per una necessità, che per una scelta di condivisione dei doveri del genitore.

Sos famiglia: leggi e nonni sostengono la genitorialità
Il Governo, nel 2015,  ha inserito nel Jobs Act nuove regole per la conciliazione di lavoro e vita privata. La legge ha reso possibile che ci si possa assentare per sei mesi fino agli 8 anni del bambino, che si possano prendere congedi parentali divisi per ore e non più soltanto per giorni, che possano ricorrere all’istituto della paternità anche ai lavoratori autonomi e per esempio più ore per il telelavoro.
E in soccorso dei genitori arrivano anche i nonni. Oggi, 4 bambini su 5 vengono allevati da loro in modo intensivo, occasionale o saltuario.  I dati Istat del 2014 rilevano che il 69,8% dei nonni tra i 50 e i 59 anni curano i nipoti. Un dato che sale con l’avanzare dell’età fino ad arrivare a un coinvolgimento del 75,3% per i nonni tra i 75 e i 79 anni e l’81,1% per coloro che hanno più di 80 anni. Potrebbe essere per questo che quasi metà di loro (43%)  abita a meno di un chilometro di distanza dal nipote più vicino e un altro 40% entro i 16 chilometri. E il loro contributo è indispensabile. Rimangono accanto ai nipoti anche una quota elevata di coloro che hanno gravi problemi di salute (28%), che sono in età avanzata (il 18,9% degli over 80) e in stato di difficoltà economica (29%).

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