Non più esibire ma sentire

Colpiti dalla crisi economica anche i benestanti hanno ridotto del 3% i loro consumi, ma gli ultimi anni sono anche serviti per cambiare il concetto di lusso. Non più semplice esibizione ma vera e propria emozione, nell’ottica di una ricchezza che serva a curare il corpo e l’anima, più che a ostentare


La crisi ha toccato anche i ricchi

Dopo gli anni di recessione economica, tutte le famiglie spendono di meno, anche quelle più benestanti. Analizzando il 20% dei nuclei più abbienti (definiti nel nostro studio alto spendenti) si nota che la loro spesa media su base annua si è ridotta del 3% (quella del 20% dei basso spendenti è calata invece del 5%). Si è passati quindi da una spesa media in un anno di circa 25.200 euro a famiglia, ai 24.384 del 2015 (la variazione per i basso spendenti è da 3.900 euro a 3.696 euro).

Cambia il concetto di ricchezza

Seppur è vero che si spende di meno, allo stesso tempo i ricchi, o meglio gli alto spendenti, hanno anche modificato la loro spesa. Il lusso sembra trasformarsi infatti da strumento di celebrazione collettiva (mi compro la pelliccia perché tutti la vedano) a esperienza gratificante e individuale (vado a cena nel ristorante stellato o mi concedo un week end in una Spa). Stando a una ricerca del Boston Consulting Group, a questo tipo di consumi di lusso, definiti esperienziali, vengono destinati ogni anno 500 miliardi di dollari, contro i 300 miliardi totali dedicati agli altri due tipi di consumi di lusso che sono quelli personali (vestiti, gioielli..) e quelli da condividere (barche o case per ospitare gli amici). Dall’analisi dei dati Istat, emerge che i ricchi italiani (alto spendenti) spendono 11 volte in più dei basso spendenti in viaggi, quasi 5 volte in più in pasti fuori casa e 14 volte in più nel tempo libero. Buon cibo, salute e benessere sono quindi le nuove priorità dei ricchi italiani.

Quali sono i nuovi lussi

Spostarsi e divertirsi sono i campi in cui si differenziano di più gli alto e i basso spendenti. Per i trasporti la fascia di popolazione italiana che spende meno impiega il 9,1% delle proprie spese contro il 15,2% degli alto spendenti, che investono in viaggi oltre 3 mila euro in più degli altri (3717 vs 335 €). Ristorazione e servizi ricettivi vedono i ricchi impiegare in valori percentuali quasi tre volte ciò che invece viene speso dai meno abbienti (2,4% vs 8,3%). Il differenziale del budget investito in ristoranti e alberghi raggiunge quasi i 2 mila euro con gli alto spendenti che dedicano ogni anno in media a questa spesa circa 2019 euro, contro gli 89 dei meno abbienti. E anche il campo della ricreazione, svago e cultura vede i più abbienti spendere molto di più con differenziali annui sopra i 1500 euro: 1905 contro 128 euro annui.

E scendendo nelle spese specifiche, i nuovi trend che assegnano priorità a cibo, svago e benessere si notano. I ricchi di oggi per esempio spendono più in trattamenti estetici che in gioielli. Per i primi investono 720 euro ogni anno, mentre per le pietre preziose la spesa si ferma a 660 euro. Più per il dentista che per i voli internazionali: 1908 euro l’anno per curare il proprio sorriso, contro i 1448 euro investiti in biglietti aerei per voli internazionali. E spendono per i corsi di formazione, la stessa cifra che investono in sartoria: 312 euro l’anno in media, a dimostrazione che la moda non è più la rappresentazione primaria e unica del proprio status, ma che l’istruzione diviene un elemento sempre più caratterizzante della ricchezza. L’importanza data alla conoscenza emerge anche dalla spesa dedicata all’università, che vede la formazione privata superare quella pubblica con una spesa che è di 1320 euro annui per la prima contro i 792 euro per la seconda. Importanza fondamentale viene data alla salute se si calcola che gli alto spendenti investono ogni anno in assicurazione per la vita 1056 euro, più di 4 volte ciò che spendono i basso spendenti con i loro 240 euro investiti in polizze. Salute, istruzione, ma anche svago come dicevamo. In spettacoli 456 euro contro i 96 dei basso spendenti e curiosità, nonostante siano tra i più benestanti d’Italia, gli alto spendenti continuano a tentare la fortuna con le lotterie in cui investono ogni anno 324 euro contro i 108 dei basso spendenti.

Chi sono e chi erano questi ricchi

Più di 1 italiano benestante su 4 vive in Lombardia (27,5%), mentre il resto si divide tra Emilia Romagna(11%), Lazio (10%), Piemonte (9%), Toscana (8%) e Veneto (7,6%). Vivono in case che sono quasi il doppio dei meno abbienti (39 mq a componente del nucleo familiare dei basso spendenti vs 70 mq degli alto spendenti), sono però molto più soli perché oltre 1 nucleo familiare su 2 (56,9%) è composto da un’unica persona, contro il 17% dei meno ricchi. Hanno quasi il triplo delle case dei meno abbienti (16,3% sono proprietari di altre abitazioni contro il 5,5% dei basso spendenti), più auto, più moto, parabole satellitari o anche collegamenti a internet. E sono più istruiti, occupati e molto più spesso con ruoli di dirigenza sul posto di lavoro (38% vs 6% dei basso spendenti).

 

Profilo Socio-Demografico delle Famiglie Alto e Basso Spendenti

IndicatoreBasso SpendentiAlto Spedenti
Famiglie - con solo componente (%) 17 56
Numero medio componenti 3 1
Abitazioni – Superficie Media per Componente (mq) 39 70
Proprietari di Altre Abitazioni (%) 5 16
Possiedono - Almeno un’automobile (%) 73 85
Almeno una moto (%) 13 18
Parabola Satellitare (%) 13 26
Collegamento ad Internet (%) 52 71


Ma come sono cambiati questi ricchi negli ultimi dieci anni? Sono divenuti ancora più soli: nel 2006 il 48,1% di loro erano soli in famiglia, mentre oggi sono quasi il 57%. Hanno rinunciato a case spaziose, probabilmente per comprarne altre: nel 2006 il numero medio di stanze per componente familiare era 4,2, oggi è 3,5 ma i proprietari di altre abitazioni nel 2006 erano 1 su 10 (10,4%), mentre sono quasi 1 su 6 oggi (16,3%). Hanno scelto poi una mobilità veloce con l’1% che ha rinunciato all’auto (86% vs 85%) ma quasi 2 su 10 che hanno acquistato una moto (9% vs 18%). E alcuni dei ricchi del 2006 sono andati in pensione: l’occupazione degli alto spendenti si è abbassata di 5 punti percentuali passando dal 33% al 28%, anche se molti di loro, ancora a lavoro, sono divenuti dirigenti : erano il 33% nel 2006 e sono il 38% oggi.

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