Più ce n’è, meglio è. Sembra ovvio ma non è così. Gli italiani non sono molto preoccupati o legati alla qualità del loro tempo libero, ma più che altro alla quantità. Bastano pochi numeri per intuire questa tendenza. Interrogati da Istat nel 2016, i più soddisfatti del loro tempo libero si sono dichiarati coloro che si sono ritirati dal lavoro, gli studenti e i disoccupati in cerca della prima occupazione. Esattamente coloro che hanno la maggior quantità di ore a disposizione in una giornata.

Non importa molto come viene investito questo free time. Anche qui basta incrociare pochi dati. Dall’indagine Istat sulla soddisfazione degli italiani per la qualità della vita, notiamo che la famiglia e le amicizie sono al primo posto, sfiorando percentuali del 90% e dell’oltre 80% rispettivamente. Quindi la relazionalità è ciò che più ci riempie di gioia, anche se al crescere dell’età, è proprio la dimensione a cui si rinuncia più facilmente. Se guardiamo alle ultime statistiche in materia di attività svolte nel tempo libero (2013, fonte Istat), si scopre che tra i più soddisfatti ci sono proprio gli over 65 il cui tempo viene speso soprattutto davanti alla televisione, leggendo un buon libro o ascoltando la radio. In solitudine in sostanza. Mentre, come è facile anche intuire, sono i 15-24enni gli italiani più dediti alla vita sociale, alle attività culturali e al riposo, che infatti rimangono i più soddisfatti in assoluto.

Italiani soddisfatti del proprio tempo libero per status (%)

RankStatus %
1,0 Occupato 63,2
2,0 dirigenti, imprenditori, liberi professionisti 61,1
3,0 direttivo, quadro, impiegato 65,9
4,0 operaio, apprendista 63,6
5,0 lavoratore in proprio, coadiuvante familiare, co.co.co. 57,0
6,0 Casalinga-o 62,5
7,0 Studente 81,7
8,0 Ritirato-a dal lavoro 75,5
9,0 In altra condizione 63,3
10,0 Disoccupato alla ricerca di nuova occupazione 68,3
11,0 In cerca di prima occupazione 74,6
12,0 Totale 67,8


Al netto della soddisfazione poi, negli ultimi 15 anni è cambiato il modo in cui utilizziamo il tempo libero, soprattutto per l’ingresso prepotente in classifica dell’uso di internet. Al nono posto nel 2001, l’accesso alla rete si piazza secondo nel ranking 2015. Gli altri passatempi si mantengono più o meno stabili nei quindici anni, e soprattutto c’è un mezzo di comunicazione che inaspettatamente sopravvive a tutte le innovazioni tecnologiche: nel 2001 il 63% degli italiani ascoltava la buona vecchia radio, nel 2015 lo fa ancora il 58% degli intervistati.E il tempo libero è legato indissolubilmente a un rapporto inverso con il lavoro. Per capirci, più lavoriamo, meno tempo abbiamo, più scontenti siamo. La percentuale dei soddisfatti per il proprio free time tra gli studenti tocca punte di quasi l’82%, scende leggermente per i ritirati dal lavoro (75%) e per chi cerca la prima occupazione. Ma rasenta tassi di un solo soddisfatto su due (57%) se parliamo di lavoratori autonomi e come dice il vecchio proverbio, forse ricchezza non fa la felicità perché persino i dirigenti non fanno salti di gioia quando hanno delle ore da dedicare a se stessi (forse perché sono troppo poche?), con percentuali di soddisfazione che girano sul 61%.

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