Italiani e politica, storia di amore e odio

Non ci crediamo molto, perché pensiamo che i Governi tutelino gli interessi dei pochi. Ma ci impegniamo tanto tra elezioni, cortei di piazza e petizioni on line. Nella settimana del referendum ci siamo chiesti: qual è il rapporto tra gli italiani e le urne?

Comizi, interviste, conferenze stampa. La campagna per il referendum costituzionale del 4 dicembre si gioca in queste ore il tutto per tutto. E a cinque giorni dal nostro election day, ci siamo chiesti come gli italiani vivono in realtà il rapporto con la politica. Come esprimiamo il nostro impegno? E alla fine crediamo possa davvero servire?
 
Per rispondere a queste domande, abbiamo studiato una delle ultime analisi del centro di ricerca statunitense, Pew Research, che ha cercato di capire in 4 nazioni europee, 3 africane, una asiatica e una nord americana, quale sia il rapporto tra i cittadini e i governi. Secondo lo studio, gli italiani non sono poi così ottimisti. Solo uno su due infatti, sostiene che i cittadini riescano a influenzare il Governo. Niente in confronto al 69% di nazioni come il Kenya. O per guardare all’Occidente, poco rispetto al 56% degli Usa o al 55% della Grecia. Peggio di noi solo le ex repubbliche comuniste dell’Est come Polonia e Ungheria.
 

Quanto i cittadini influenzano i Governi? (%)




 
Eppure l’impegno politico ci vede protagonisti. Almeno molto di più dei nostri colleghi europei. La vera partecipazione nazionale è quella di recarsi alle urne. Quasi 8 su 10 dicono di aver votato negli ultimi anni. Certo non siamo in cima alla classifica, eguagliati dagli Stati Uniti (77%), battuti dalla Grecia (91%) e dalla Polonia (88%) e vincitori solo su Ungheria e Kenya. Ma il resto dell’attivismo politico ci vede invece più vivaci degli altri. Un italiano su tre ha partecipato a una campagna elettorale o ha fatto volontariato e circa uno su sette ha mostrato il proprio impegno politico on line. Siamo così tra i più impegnati civicamente, anche grazie alle basse percentuali delle altre nazioni della Ue intervistate.
 

Partecipazione politica dal vivo (%)




 

Partecipazione politica on line (%)




 
Riassumendo, crediamo che i governi tutelino gli interessi dei pochi, che gli uomini al potere non siano così facilmente influenzabili, ma nonostante questo combattiamo le nostre battaglie politiche sia nelle urne, che per strada, che sui social. La delusione del post 1969 deve insomma averci lasciato sì il disincanto sull’impegno politico, ma forse non è riuscita a intaccare qual senso civico che ci spinge verso le urne e ci contraddistingue dalla nascita della Repubblica.
Ora bisogna vedere se anche in una delle campagne elettorali più lunghe e martellanti degli ultimi 70 anni di storia, come quella per il referendum costituzionale del 4 dicembre, faremo prevalere l’impegno politico o il disincanto.

 

Nota: lo studio del Pew Research Center, Even in Era of disillusionment, many around the world say ordinary citizens can influence governement, è stato realizzato nella primavera del 2016 e pubblicato il 24 ottobre 2016

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