Italiane: femminile, plurale

Nel giorno della festa delle donne, riproponiamo il meglio dei nostri lavori sul tema della femminilità in Italia. Impegnate in famiglia così come al lavoro, le italiane sono ancora un passo indietro ai colleghi uomini in termini di occupazione , retribuzione e tempo libero a disposizione

In media più istruite e più longeve, le donne italiane sono però cronicamente meno occupate dei loro connazionali uomini. L’Italia è ancora molto lontana dall’obiettivo che si è data l’Europa nell’agenda per il 2020: il 65% dell’occupazione a prescindere dal genere dell’individuo. Nelle tavole qui sotto potete valutare a che punto è ogni regione d’Italia nella riduzione del gender gap.

Le donne inoltre affrontano una difficoltà in più quando divengono mamme. Secondo uno studio che avevamo pubblicato nel 2016 (e che potete rileggere qui), le neo-madri, dopo 24 mesi dalla nascita del bambino o della bambina, fanno ancora molta fatica a rientrare le mondo del lavoro. Fanno loro difetto servizi di assistenza alla genitorialità inesistenti (come per esempio gli asili) e politiche lavorative che non conciliano la famiglia con la professione.

Certo, come vi avevamo raccontato nel Rapporto Coop 2016 (che potete rileggere qui), negli ultimi anni si è assistito a un live miglioramento della condizione femminile in Italia. L’occupazione delle donne è cresciuta e l’istruzione ha raggiunto alti livelli di formazione superando anche gli uomini, per esempio nella conoscenza dell’inglese (come potete rileggere qui). Certo molto rimane ancora da fare.

Le donne rimangono ancora oggi le maggiori responsabili per la casa (come vi avevamo raccontato qui). Dedicano 120 minuti della loro giornata a lavare, cucinare o aiutare i figli a fare i compiti, mentre sono 40 quelli del compagno. Quindi proprio su di loro si riversa il costo più alto della genitorialità.

 

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