Come ci cambia la crisi

Sempre meno numerosi e ricchi, i nuclei familiari italiani si risvegliano, dopo 9 anni di difficoltà economiche, più solitari e meno soddisfatti. Perché, emergenza a parte, la felicità sembra abitare nella formula più classica: due bambini che vivono con mamma e papà

In cento anni , le famiglie italiane si sono andate sempre più rimpicciolendo. Nel nostro speciale Un secolo di italiani vi avevamo raccontato che, durante tutto il Novecento, la percentuale dei single e quella delle famiglie numerose si sono invertite. I nuclei composti da 4 o più membri erano oltre il 59% del 1901 e sono diminuiti fino a sfiorare il 22% nel 2011. Le persone sole sono più che triplicate invece, passando da neanche il 9% nel 1901 a oltre il 31% nel 2011. Nell’Italia contemporanea, la maggior parte della popolazione fa comunque parte di famiglie composte da 2 o 3 membri, anche se la ricetta perfetta della felicità sembra essere un’altra. Stando alle statistiche Istat del 2015 (le ultime disponibili), i più soddisfatti della loro esistenza sono le famiglie con 4 componenti. Proprio questi assegnano alla loro vita, su una scala da 1 a 10, voto 7,2. I meno appagati d’Italia sono invece i single e le famiglie con 6 e più componenti: per loro il voto scende fino a 6,7.

Soddisfazione delle Famiglie italiane per la Vita nel Complesso (Voto medio per numero di componenti, Scala 0-10)



La soddisfazione nella sfera delle finanze familiari cambia leggermente rispetto alla qualità della vita in generale, anche se lascia tra i più infelici sempre i nuclei numerosi. Interrogati da Istat su una valutazione delle risorse economiche degli ultimi dodici mesi (anno 2015 ultimo dato disponibile), solo il 51,5% dei nuclei composti da 5 persone si sono detti soddisfatti e si scende al 36,3% per i nuclei da 6 componenti o più. Sono molto soddisfatte invece le coppie, che aiutate dalla probabile presenza di un doppio stipendio in famiglia e dall’assenza del costo dei figli, fanno registrare la percentuale più alta di chi giudica le proprie risorse economiche ottime o adeguate: 63,7%.

Le bollette sono la cosa più difficile da affrontare per le famiglie italiane. Tra le coppie, 1 su 10 ha degli arretrati, mentre tra i nuclei numerosi la percentuale sale a 1 su 4. Dopo la crisi oltretutto, il risparmio è per molti un miraggio. Più di 8 gruppi familiari su 10, composti da 5 o più persone, non riescono a risparmiare, un dato che purtroppo non scende di molto neanche tre le coppie senza figli, dove la mancanza di risparmio si ferma comunque a quasi il 70%. La settimana di ferie per le famiglie numerose è un miraggio, in un anno, 6 su 10 non se la possono permettere, oltre 10 punti percentuali in più della media italiana che comunque non è da invidiare: 47% delle famiglie. Ma a volte, ciò che manca ai gruppi più numerosi sono i beni di prima necessità. Dei nuclei composti da 5 o più membri, quasi il 17% non riesce a mangiare carne o pesce due volte a settimana (il dato più alto in Italia). Una famiglia numerosa su 4 poi non riesce ad acquistare i vestiti necessari e sempre quasi una su quattro non ha i soldi per pagare le tasse.

Oltretutto le case delle famiglie più numerose sono difficili da vivere. Quasi 1 su 3 è umida, quasi 2 su 10 sono danneggiate e 1 su 10 poco luminosa. Siamo di fronte ai livelli più bassi d’Italia in termini di percezione della qualità della propria abitazione. Un solo dato fa eccezione in tutta questa precarietà:  ben il 75% delle famiglie più numerose è proprietaria dell’immobile in cui vive. Certo è il tasso più basso d’Italia (l’83% delle coppie lo è , così come l’80% dei single) ma è comunque un ottimo risultato rispetto ad altre nazioni occidentali.

Si può anche ragionare sul fatto che, dopo la crisi, sembra che le famiglie italiane stiano cambiando. Non c’è un preciso dato in materia, ma incrociando fonti diverse, è emerso che in Italia il 54% delle famiglie numerose è atipico, cioè non la classica coppia con figli, ma altri componenti (magari nonni, zii, parenti vari o altro). Una percentuale più alta di due punti la media dell’Ue a 28 che si ferma al 52%. E molto più alta di nazioni come la Finlandia, dove l’85% delle famiglie è di tipo tradizionale o la Francia dove la classica formazione mamma, papà e bambini raggiunge il 76%.