La casalinga è uno dei mestieri meno riconosciuti economicamente dalla società italiana, eppure senza qualcuno che gestisca la casa, le famiglie italiane sarebbero incapaci di organizzare vite e attività.

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Non c’è stipendio, né contratto di lavoro e neanche ferie o malattie riconosciute. Nel 2001, l’allora governo Berlusconi, creò l’assicurazione Inps, che però non ha riscosso molto successo: nel 2014 erano solo 1 milione 300 mila le polizze attive, a fronte di circa 8 milioni di casalinghe e casalinghi in Italia (16,25% del totale). Ma se volessimo davvero pagare i nostri “amministratori della casa”, quale sarebbe lo stipendio giusto?

Considerando una media settimanale di 14 ore in cucina a 10 euro l’ora, 8 ore da autista a 8 euro l’ora, altre 13 ore di ripetizioni e 7 di assistenza psicologica per appianare liti familiari, oltre alle 10 di colf, si arriva a oltre 5 mila euro al mese, più di 62 mila euro all’anno, quanto prendeva un politico italiano eletto alla Camera nel 2012*.

Una ricchezza che però le casalinghe italiane neanche sognano. Secondo l’Osservatorio sul capitale sociale di Demos e Coop, nel 2015, tra le 700 mila under 35, due su tre pensano di appartenere alla classe popolare, mentre era soltanto una su due all’inizio della crisi.